Villa Carcina (Brescia). 75 anni fa l’assassinio di Modestino Guaschino e Armando Lottieri

Pregno, Villa Carcina, 11 marzo ore 21.30. “Non ho fatto niente. Non ho paura”. E resta in camera con Anna, la moglie, al settimo mese di gravidanza, che aspetta il loro bambino. E il primo è morto.

Per amore, per proteggerli.

L’aveva avvisato, la sera prima, l’amico Omassi: “Fanno una rappresaglia senz’altro. Non perdonano. Io e Belleri siamo d’accordo d’andare alle Basse, da un compagno, per schivar questa notte, non tanto bella”. E lui, che si era dimesso dall’Arma nel vederla trasformata in uno strumento asservito alla violenza fascista, che si era esposto a tal punto da essere sorvegliato speciale per essere ritenuto uno dei leader che congiuravano per pianificare il collasso del regime, lui resta a fianco della sua Anna e non ascolta neanche il Bendotti che ora gli propone di nascondersi in uno dei bottali di legno utilizzati per la concia delle pelli.

Non passa molto che una decina di fascisti irrompono al primo piano del palazzo, nella camera dove sono Modestino e Anna Guaschino. Prendono lui di petto e lo strattonano per portarlo via. Il giovane indossa il soprabito chiaro, quasi quel gesto consueto gli fosse garanzia di ritorno. Anna lo abbraccia forte alle spalle, implorando pietà, ma un milite fascista la scaraventa via con violenza.

Sarà così che la donna inchioderà Giovanni Tancredi, al processo di Bologna del 1948, “Tu sei proprio quello che mi ha puntato il mitra e che mi hai gettato a terra”.

I brigatisti neri spintonano Modestino nel corridoio, lo buttano a terra, lo afferrano per i piedi e lo trascinano giù per i diciotto gradini di pietra.

E poi in strada, “Lasciatemi! Non ho fatto niente”, ma le parole si perdono nelle ombre di quel manipolo di uomini neri, appena illuminate dalla fioca luce della stazione del tram.

E arrivano al covo del fascio, a Villa Carcina, dove i capi delle SS villane e dei comandanti della brigata nera — tra cui Sorlini e Cavagnis — hanno deciso le modalità della cattura, della tortura e dell’esecuzione sia di Armando Lottieri sia di Modestino Guaschino.

La sentenza della corte d’assise di Bologna chiarirà “altra vittima occorreva immolare e aveva provveduto il Castellini a indicarla nella persona dell’ex brigadiere dei Carabinieri ”.

11 marzo, ore 23. Entra in scena Sorlini a fare da maestro di cerimonia. È lui a dirigere il massacro.

È perquisito, interrogato, minacciato, accusato, umiliato, ma il giovane carabiniere — tale è rimasto nell’animo — che non ha giurato fedeltà a chi comanda con la violenza e con le stragi, che lo combatte per intima convinzione, essendo parte attiva del CLN clandestino di Villa Carcina, resiste.

Vogliono dei nomi, ma lui tace. E allora lo seviziano, sadici.

Mozziconi di sigaretta spenti nella sua carne, dita spezzate, unghie strappate, piedi bruciati. Ma non un nome esce dalla sua bocca. E l’odio sale contro quel rappresentante della legge passato ai ribelli. E con l’odio, il rancore e la violenza.

Prende il via l’ultimo atto del macabro spettacolo. Lo sospingono a spintoni e a calci verso il luogo dell’esecuzione, i polsi incatenati. Lo bastonano con i mitra quando tiene alta la testa.

In una danza di morte, auto e moto lo accerchiano e lo accecano.

Il dolore e lo sfinimento sono al massimo, le forze abbandonano Modestino.

Chiede tregua “Basta! Basta!” Ma la sua sofferenza non scalfisce l’anima nera degli aguzzini, al contrario, la sollecita: uno estrae il coltello e lo evira.

Un violentissimo colpo col calcio di un mitra gli spacca il cranio e interrompe il suo lancinante grido di dolore.

Anna l’aveva capito: “Non lo vedrò più mio marito!” aveva ripetuto, disperata, tutta la notte, con la voce rotta dal pianto.

Alla memoria del brigadiere Modestino Guaschino sono state dedicate due vie pubbliche: , in occasione del 50° anniversario della sua morte; .

Testi: professoressa Nella Macrì. Si ringrazia per le foto e altre informazioni su Modestino Guaschino il ricercatore Isaia Mensi.

Comitato Provinciale dell'ANPI di Brescia, - Facebook: Anpi Brescia. English:

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