Belluno. 75 anni fa la strage di Bosco delle Castagne, 10 marzo 1945

Un grido “Mamma!” urlato, mentre moriva, da uno, ma forse nel pensiero, da tutti e dieci.

Così ricorda Renzo che allora aveva solo 12 anni e ha visto la scena. E non l’ha dimenticata.

Dalla chiesa di San Sebastiano inizia la salita verso il “Bosco delle Castagne”, dove i vecchi castagni su cui trovarono la morte quei ragazzi sono ancora in piedi, secchi.

Renzo si trovava vicino alla chiesa, a Bolzano Bellunese, quel 10 marzo di 75 anni fa, e li vide impiccare a uno a uno. Un’esecuzione sommaria. Due giorni appesi a quegli alberi, inerti, per dare l’esempio; per crudeltà, per barbarie. Perché erano morti? Per rappresaglia.

Belluno, 6 marzo, poligono di tiro: alcuni garibaldini della Brigata Leo De Biasi predispongono una trappola mortale.

7 marzo, i nazisti, giunti sul luogo, trovano due grandi cartelli in prossimità delle sagome di tiro con manifesti in lingua tedesca che ironizzano sul regime e incitano alla ribellione. Una fotografia di Hitler sotto cui, a caratteri cubitali, si legge: ZIGKLT GUT (MIRATE BENE). Ignari delle mine interrate dai partigiani, i militari tedeschi, insofferenti di tanta audacia e lividi per l’offesa, si precipitano per rimuovere l’oltraggio. Un ufficiale, due sottufficiali e un soldato muoiono subito; quattordici sono i feriti, quattro moriranno in ospedale.

La reazione è immediata, rabbiosa e violenta: il maggiore Schroeder, comandante dell’omonimo battaglione di SS, chiede ai suoi superiori 50 partigiani da ammazzare subito, sul luogo dell’infamia. Gliene forniscono solo dieci; gli altri sono ancora da interrogare, preziose possibili fonti: solo per questo non vanno mandate al macello.

Le mani dietro la schiena, scortati dal battaglione delle SS in assetto da combattimento, i giovani partigiani iniziano la marcia della morte, in fila indiana, verso il bosco delle Castagne, un piccolo colle che sovrasta il poligono di tiro e la città di Belluno.

E lì si compie la vera infamia: 10 corde, 10 uomini impiccati. Un solo grido: “Mamma!”.

Questi i loro nomi: Mario Pasi detto “Montagna”, Giuseppe Santomaso detto “Franco”, Francesco Bortot detto “Carnera”, Marcello Boni detto “Nino”, Pietro Bertanza detto “Porthos”, Giuseppe Como detto “Penna”, Ruggero Fiabane detto “Rampa”, Giovanni Cibien detto “Mino”, Giovanni Candeago detto “Fiore” e uno sconosciuto soldato francese.

Assieme ai Caduti del Bosco delle Castagne va ricordato anche Giuseppe Cibien, brutalmente fucilato, lo stesso giorno, nel piazzale della caserma D’Angelo. per “ riparare” ad un errore : al suo posto era stato impiccato Giovanni Cibien Il suo corpo non fu mai ritrovato.

Comitato Provinciale dell'ANPI di Brescia, http://t.co/Ui87fg4pNE - Facebook: Anpi Brescia. English: http://t.co/dYHCAaxsDM

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store